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separazione consensuale | studio legale avvocato matrimonialista

In circostanza di divorzio consensuale, se le circostanze di cui al ricorso non tengono conto dell’interesse della prole, il Tribunale dichiara attuabile il regolare procedimento e rimette le parti di fronte al G.I. Con la pronuncia il Tribunale incarica l’ufficiale di stato civile di appuntare la pronuncia che, una volta passata in giudicato, va appuntata sotto l’atto matrimoniale e da questo momento il divorzio ha efficacia erga omnes invece tra le parti determina conseguenze dal momento della pronuncia stessa. La sentenza del divorzio comporta la cessazione ex nunc della condizione coniugale con tutte le relative conseguenze, sia individuali che patrimoniali.

separazione consensuale | studio legale avvocato matrimonialista

A livello patrimoniale, inoltre, l’assegno di divorzio previsto dal Tribunale è dovuto fino a che il consorte non muoia o contragga di nuovo matrimonio, eccetto se ricorre l’estremo della mancata instaurazione della comunione materiale e spirituale. L’assegno va previsto soltanto quando il consorte non ha strumenti idonei o tuttavia non può ottenerli da solo per motivi oggettivi (es. qualora non possa svolgere lavoro per motivi di salute, pure cagionati, o per le circostanze offerte dal mercato del lavoro considerata la qualificazione personale e il suo ruolo sociale).

La misura dell’assegno va stabilita considerato il reddito dei consorti, delle circostanze del divorzio, del contributo individuale ed economico dato da ognuno o di quello comune, il tutto in merito pure alla durata della concreta convivenza. Se le parti stabiliscono che la corresponsione si presenti in una sola soluzione, considerata equa dal Tribunale, non può più essere presentata alcuna seguente richiesta di corresponsione economica.

L'assegno di divorzio può essere escluso o diminuito in circostanza di convivenza more uxorio dell'ex consorte beneficiario? La Suprema Corte, con pronuncia n. 13060/02, evidenziato che l'assegnazione dell'assegno di divorzio deriva senza alcun difetto dal positivo peggioramento del livello di vita del procedente, determinato dall’assenza di strumenti idonei o dall'oggettiva impossibilità di ottenerli, rispetto a quello vissuto durante il matrimonio ossia a quello legittimamente auspicabile in merito alle intenzioni maturate nel corso del matrimonio, ha stabilito il criterio per cui indagine primaria, allo scopo di fissare la misura di tale assegno "doveva essere quella tesa a provare il livello di vita dei consorti, da assumere come criterio di riferimento per il riconoscimento dell'assegno", ed ha evidenziato che “una convivenza di carattere coniugale di elevata durata, pari ormai a quella stessa del matrimonio, è ritenuta correttamente di elevato peso, allo scopo della limitazione dell'assegno di divorzio, non soltanto per il motivo connesso all’oggettivo impedimento che ne proviene per il recupero del consorzio familiare, ma pure perché non può non avere riflessi sulla reale circostanza economica della procedente, pur non arrivando ad escludere il completo diritto all'assegno, che si determina solo in circostanza di passaggio a nuovo matrimonio (articolo 5 cit., comma decimo)”.

Per cui, mentre la cancellazione dell'obbligo potrebbe non essere autorizzata dal Tribunale (eccetto nuovo matrimonio), è mentre prevedibile che, di fronte a redditi dati dal convivente more uxorio l’istanza di riduzione dell'assegno di divorzio verrà senz'altro accettata.

studio legale | avvocato penalista: reati penali

affido condiviso dei figli minorenni | avvocato diritto di famiglia

Cosa vuol dire affido condiviso dei figli minorenni? La riforma inserita dalla legge 8 febbraio 2006 n. 54 ha evidenziato come norma generica quella dell'affido condiviso, secondo cui i figli minorenni vengono assegnati ad ambedue i genitori, i quali continuano l’esercizio della potestà genitoriale.

E' bene sottolineare tuttavia che la riforma non prevede per forza che i figli dal momento della separazione in poi, dovranno convivere con ambedue i genitori, a giorni o settimane alternate, nella stessa misura. Spetterà al giudice, considerate tutti gli elementi concreti della situazione, fissare durate e forme di permanenza della prole presso ciascun genitore, specificando il genitore presso il quale dovranno andare a vivere pure in seguito alla separazione e i connessi obblighi di mantenimento.

In ipotesi di affido condiviso si deve, inoltre, effettuare una differenza tra problemi di ordinaria e straordinaria gestione: in merito al primo il giudice può decidere che i genitori espletino la potestà in maniera separata, invece le decisioni di maggiore interesse per la prole, come quelle connesse alla salute, all’istruzione e alla formazione devono essere prese di comune intesa, considerando la capacità e la volontà dei figli.

affido condiviso dei figli minorenni | avvocato diritto di famiglia

La norma dell'affido condiviso, comunque, proprio in quanto regola, non sfugge all'eccezione: e difatti, il giudice potrà servirsi della possibilità di assegnare i figli ad un solo genitore "quando sostenga che l'affido all'altro vada contro l'interesse del minorenne" e, dunque, non solo quando un genitore ponga in essere condotte di grave abuso verso la prole ma pure in tutte quelle circostanze in cui ci siano grandi conflitti tra il figlio e un genitore anche a livello relazionale. In siffatte circostanze, l'affidamento esclusivo può essere previsto d'ufficio o su istanza dei genitori.

Se prima dell'applicazione della legge di riforma è stato previsto l'affido esclusivo dei figli minorenni ad un solo genitore, si può chiedere l'affido condiviso? Sì. Difatti, i genitori che hanno ricevuto prima dell’applicazione dell’attuale norma una procedura del Tribunale con cui era stato previsto l'affidamento esclusivo dei figli minorenni ad un solo genitore, possono chiedere l'affido condiviso, richiedendo di fronte al Tribunale di competenza una procedura che modifichi e revisioni le circostanze di separazione o di divorzio.

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